Interessante negli ultimi giorni il botta e risposta tra Paolo Barnard e Antonella Randazzo. Ecco gli eventi in ordine cronologico:
Probabilmente la discussione non finisce qui. A prescindere dal discorso informazione a pagamento, Barnard solleva temi decisamente interessanti quando si chiede cosa e come si possa effettivamente fare qualcosa per cambiare le cose. Il fattore tempo a disposizione riguarda tutti, sia chi produce contenuti, sia chi dovesse eventualmente fare qualcosa di diverso a livello di organizzare una qualsiasi forma di "resistenza" al sistema. Bisogna pur sempre studiare, lavorare, portare a casa la famosa pagnotta, senza contare che per arrivare ad avere una idea anche vaga di come funziona il sistema a cui ci si vuole opporre serve comunque una bella infarinatura, è necessario "studiare", prepararsi un attimo per capire bene quale è il sistema da cambiare per poterlo cambiare con efficacia.
La cosa più bella nel frattempo è vedere il Made in Italy in azione, un ingranaggio ormai oliato nel migliore dei modi, meglio di un motore Ferrari. Certo perché siamo già in piena campagna elettorale per le regionali, e il carrozzone delle pagliacciate occuperà l'informazione italiana per i prossimi due mesi. Avremo due mesi di assoluta inflazione lessicale, i termini "famiglia", "valori", "leggi ad personam", "riforme condivise", "dialogo", "sicurezza", "immigrazione" saranno sparate a ripetizione dalle bocche delle nostre più amate marionette. Tutte parole senza senso, per un elettorato beota, perché sono utilizzate in maniera completamente svincolata da ogni consapevolezza dei legami di questi paroloni con il mondo del lavoro, i diritti civili, i diritti umani.
Parlare di "famiglia" sarebbe bello, certo, sarebbe bello spiegare perché il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, il WTO, la Camera di Commercio influiscono così tanto sulla vita di ogni "famiglia" italiana, molto più delle politiche attuate dal partito di turno. Così, mentre nessuno spiega cosa effettivamente influenza la vita di una "famiglia", contemporaneamente ci si accanisce a parlare delle leggi ad personam dall'altro lato dello schieramento, per continuare a confermare l'idea che Berlusconi sia la causa di tutti i mali. Peccato che anche con Berlusconi e tutto lo staff PDL-Lega in esilio in Groenlandia, la vita dell'italiano medio sarebbe pressoché identica. E mentre a Milano la cricca degli indignati famosi, Ricca, Grillo, Di Pietro, fanno il No Craxy Day, il Partito Democratico si inventa l'ennesimo motivo di conflittualità interna, il discorso delle primarie per scegliere il candidato delle regionali. Sapete una cosa? Anche a sto giro non vado a votare.
Sembra una gara a chi trova l'argomento più inutile da affrontare: tutto va bene fuorché parlare di temi che potrebbero far capire alla gente come funziona il sistema, e quindi che strada prendere per migliorarlo. Come sempre, il loro modus operandi, è una psy-op, un'operazione psicologica. Si perché in tutto questo parlottare di argomenti sterili, mentre faranno di tutto per farvi guardare nella direzione della riforma della "giustizia" riferendosi sempre a questo maledetto pericolo delle leggi ad personam, come se fosse l'unica cosa da tenere monitorata affinché non salti definitivamente il concetto di democrazia (quella è già saltata da tempo, ma è li che vogliono farvi focalizzare l'attenzione), qualcosa invece verrà sicuramente portato a termine. Sono le tanto decantate "riforme condivise": hanno preparato il "clima da riforme condivise" in maniera subdola e truffaldina, portando in politica le emozioni, il clima di "odio", di "amore", il Presidente della Repubblica che tanto auspica il tempo delle riforme condivise. Ma che saranno mai ste riforme condivise? Riforme per il bene pubblico? Assolutamente no. E' il via libera alla privatizzazione selvaggia, riduzione delle pensioni, dei servizi pubblici e tutto quanto c'è di buono in Italia. Chi lo vuole? Silvio? No. Lo vuole il Fondo Monetario Internazionale, l'Unione Europea, la Banca Mondiale, lo vuole Draghi, il sistema bancario. La lotta di classe non esiste più, fatevene una ragione. La lotta di classe serve al potere per mantenere in piedi il teatrino.
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